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Mercoledì, 8 Febbraio 2012 ISSN 1824-9094
     
  F.A.Q. - Le domande più frequenti - BENI AMBIENTALI ED AREE PROTETTE:



D. La destinazione di un lotto ad area edificabile si pone in contrasto con l’assoggettamento dell’area che lo ricomprende a vincolo forestale?

R. No, in quanto si tratta di interessi (quello alla destinazione urbanistica residenziale e quello riferito al vincolo inerente alla qualità del bene) che possono trovare contemporaneo riconoscimento in forza di distinti ed autonomi poteri che non si escludono reciprocamente. Ne consegue che l’essere o meno l’area “vocata all’edificazione” ovvero classificata come area residenziale nello strumento urbanistico è circostanza del tutto irrilevante ai fini della qualificazione boschiva del terreno e dell’imposizione del relativo vincolo in tutti i casi in cui l’area possieda le caratteristiche specifiche previste dalla legge per essere classificata a bosco. Ed infatti la classificazione “boscata” dell’area ai sensi della legge forestale regionale non preclude ex se la possibilità di edificare, ove le previsioni del piano regolatore la consentano espressamente, salvo, in tal caso, l’obbligo per il proprietario dell’area così classificata di individuarne altra di pari superficie da destinare al rimboschimento compensativo. (T.A.R. VENETO, Sez. I - 12 ottobre 2005, n. 3657)


D. Le misure di salvaguardia di cui all’art. 4, n. 5 della direttiva del Consiglio 21 maggio 1992, 92/43/CEE, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche, devono riferirsi solo ai siti inseriti negli appositi elenchi cd. SIC (siti di interesse comunitario) o riguardano anche gli altri siti dotati di caratteristiche idonee a consentirne l’inserimento in detti elenchi?

R. Le misure di salvaguardia da questa previste all’art. 6, nn. 2 4, si impongono soltanto in relazione ai siti che siano iscritti, in conformità dell’art. 4, n. 2, terzo comma, della direttiva stessa, nell’elenco di quelli selezionati come siti di importanza comunitaria adottato dalla Commissione delle Comunità europee secondo la procedura prevista dall’art. 21 del detto testo normativo. Per quanto riguarda i siti atti ad essere individuati quali siti di importanza comunitaria, compresi negli elenchi nazionali trasmessi alla Commissione, e segnatamente i siti ospitanti tipi di habitat naturali prioritari o specie prioritarie, gli Stati membri sono tenuti, in forza della direttiva 92/43, ad adottare misure di salvaguardia idonee, con riguardo all’obiettivo di conservazione contemplato da quest’ultima, a salvaguardare il pertinente interesse ecologico rivestito dai detti siti a livello nazionale.
(CORTE DI GIUSTIZIA delle Comunità Europee, Sez. II - 13 gennaio 2005, causa C 117/03)


D. Da quando decorrono I termini per l’impugnazione del decreto istitutivo di una riserva naturale protetta?

R. I termini per l’impugnazione del decreto istitutivo di una riserva naturale protetta, adottato ai sensi dell’art. 17 della legge 6 dicembre 1991 n. 394, decorrono dal momento della pubblicazione, trattandosi di atto di generale interesse munito dell’efficacia di cui all’art. 2 del r.d. n. 642 del 1907. Ne deriva che, a fronte della avvenuta pubblicazione del decreto con allegata cartografia riportante il quadro d’unione, nessun rilievo può assumere il momento della presa visione della cartografia analitica del parco.
(CONSIGLIO DI STATO Sez. VI, 10 gennaio 2005 (C.C. 22 ottobre 2004), sentenza n. 4)


D. E’ legittima l’individuazione diretta da parte dello Stato di un parco nazionale mediante legge?

R. Si. L’individuazione di parchi nazionali direttamente per legge, come il Parco nazionale del Vesuvio ( art. 34 comma 1 lett. f della legge n. 394/1991), anziché tramite procedimento amministrativo, è espressione della posizione eminente del Parlamento nel rappresentare l’interesse nazionale e dell’importanza dell’area protetta. Essa indubbiamente non consente di inserire formalmente nel procedimento legislativo che conduce alla decisione di istituire il parco la partecipazione delle regioni e degli enti locali interessati; ma, fino a tanto che non si abbia una distorsione degli apprezzamenti del legislatore e un evidente abuso della sua funzione, con l’attribuzione ad aree evidentemente prive di valore ambientale e naturalistico di importanza nazionale della qualificazione di parco nazionale, la Corte Costituzionale ha sempre ritenuto non vi sia motivo di negare al legislatore il potere di provvedere direttamente all’istituzione di parchi nazionali. (CONSIGLIO DI STATO Sez. VI, 16 novembre 2004 (C.c. 4 giugno 2004) sentenza n. 7472))


D. E’ sempre illegittima la localizzazione di una discarica all’interno di un parco naturale?

R. No. In proposito, occorre ricordare che l’art. 11 comma 3 della legge n. 394 del 1991 contiene l’iniziale affermazione che l’apertura e l’esercizio di cave , di miniere e di discariche, nonché l’asportazione di minerali sono vietate nei parchi pubblici.

Il successivo quarto comma, però, ridimensiona fortemente la perentorietà dell’affermazione, statuendo che il regolamento del Parco stabilisce eventuali deroghe ai divieti di cui al comma 3.

Non vi è quindi un’incompatibilità assoluta fra aree protette ed interventi invasivi quali l’attivazione e la realizzazione di discariche nei parchi naturali, ma ciò nel rispetto del principio generale che vuole garantita, per quanto possibile, in forma tendenziale, la conservazione integrale dell’area protetta ed ammette l’alterazione dell’ecosistema del parco solo in quanto non vi siano alternative possibili alla scelta adottata ed in quanto sia garantita una successiva bonifica e ripristino dell’area.
(CONSIGLIO DI STATO Sez. VI, 16 novembre 2004 (C.c. 4 giugno 2004) sentenza n. 7472)


D. L’atteggiamento sfavorevole da parte della popolazione residente in zone limitrofe o ricomprese nelle aree destinate ad essere qualificate come parco naturale può essere di ostacolo alla istituzione del parco medesimo?

R. No. La consapevolezza dell’amministrazione dell’esistenza di un atteggiamento spesso sfavorevole delle popolazioni residenti nei confronti delle misure di protezione della natura (atteggiamento dovuto soprattutto a cattiva informazione e ad una aprioristica ostilità verso qualsiasi forma di conformazione della proprietà privata per ragioni di interesse generale), pur non potendo precludere l’adozione delle necessarie misure di conservazione, può al più giustificare l’adozione di azioni di sensibilizzazione e di corretta informazione delle popolazioni stanziate nelle aree interessate dal parco, ma non può certo tradursi in una paralisi del procedimento o nel suo snaturamento con subordinazione del suo esito positivo alla prestazione di un inammissibile preventivo consenso unanime da parte di tutti e di ciascuno dei privati interessati.
(T.A.R CAMPANIA, NAPOLI, Sez. I - 30 settembre 2004, n. 13240)


D. L’art. 3 D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, a mente del quale sono ricompresi fra gli interventi di ristrutturazione edilizia “anche quelli consistenti nella demolizione e ricostruzione con la stessa volumetria e sagoma (dell’edificio) preesistente” può derogare alle eventuali diverse definizioni contenute nelle Norme del Piano d’Area del Parco naturale?

R. Si. Le disposizioni contenute nel Piano d’Area (che costituisce Piano per il Parco di cui all’art. 25 L. 6 dicembre 1991, n. 394, e sostituisce la strumentazione territoriale ed urbanistica di qualsiasi livello, a sensi dell’art. 23 L.R. 22 marzo 1990, n. 12) hanno valenza di strumentazione urbanistica generale e -posto che le definizioni degli interventi edilizi ivi ammessi devono pertanto intendersi derogate da quelle del citato art. 3 D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380- l’espressa previsione di deroga contenuta nel secondo comma di detta disposizione esclude l’ultrattività della diversa definizione contenuta nelle Norme del Piano d’Area in applicazione del principio di specialità.
(T.A.R. PIEMONTE, Sez. I - 22 luglio 2004, n. 1451)


D. L’A.N.P.A. è dotata di competenze specifiche in materia di certificazioni ambientali?

R. No. In materia di Ecolabel e Ecoaudit, rispettivamente disciplina del marchio di qualità ecologica e sistema di ecogestione di Audit ambientale, la normativa comunitaria (Direttive Cee n. 880/92 e 1836/93) assegna la competenza esclusiva ad un Comitato quale organismo nazionale all'uopo istituito previsto dalla legislazione nazionale (art. 5 primo comma l. 25 gennaio 1994), ove lo stesso art. 5 riserva all'ANPA (Agenzia nazionale per l'ambiente) soltanto dei compiti di mero supporto tecnico del Comitato citato; pertanto, posto che non è ipotizzabile una competenza ripartita tra Comitato ed ANPA, salvo che per l'attività di supporto tecnico, è illegittimo l'art. 5 del regolamento previsto dall'art. 1 terzo comma l. 9 agosto 1993 n. 294 nella parte in cui assegna all'Anpa dei compiti non riconducibili al mero supporto tecnico del Comitato.
(Consiglio Stato a. gen., 20 luglio 1995, n. 1796)



D. La pubblicazione sul B.U.R. costituisce forma di pubblicità idonea al fine di comunicare l’avvio del procedimento amministrativo relativo alla delimitazione di un’area protetta?

R. Quando la nuova delimitazione di un’area protetta è stata effettuata mediante pubblicazione sul B.U.R., con cui è stato comunicato l’avvio del procedimento, risultano osservate le prescrizioni della legge sul procedimento amministrativo, la quale prevede che, “qualora per il numero dei destinatari la comunicazione personale non sia possibile o risulti particolarmente gravosa, l'amministrazione provvede a rendere noti gli elementi di cui al comma 2 mediante forme di pubblicità idonee di volta in volta stabilite dall'amministrazione medesima” (art. 8, comma 3, della l. n. 241/1990). Infine, la nozione di “destinatari”, deve comprendere tutti i proprietari, e non può essere limitata ai singoli soggetti.
(CONSIGLIO DI STATO sez. VI, 25 marzo 2004 (Cc. 20.01.2004), Sentenza n. 1614)



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