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Mercoledì, 8 Febbraio 2012 ISSN 1824-9094
     
  F.A.Q. - Le domande più frequenti - ELETTROSMOG:



D. La tutela sanitaria della popolazione dalle immissioni elettromagnetiche rientra tra le competenze comunali?

R. No. Sulla scorta della giurisprudenza ordinaria e costituzionale, detta tutela esula dalle competenze dei comuni (cfr. Cons. Stato VI, 20.12.02 n. 7274), essendo affidata dalla legge quadro (n. 36/2001) al legislatore statale, il quale ha prescelto un criterio basato esclusivamente su limiti di immissione delle irradiazioni nei luoghi particolarmente protetti.
(T.A.R. LOMBARDIA, Milano, sez. II - 27 maggio 2005, n. 1113).


D. I Comuni possono legittimamente adottare provvedimenti di diniego dell’autorizzazione per l’installazione di una stazione radio base per telefonia UMTS (i quali, a loro volta, trovano il loro presupposto in norme interne regolamentari) per ragioni di tutela della salute dei residenti?

R. No. Comuni hanno competenza ad emanare norme regolamentari con valenza urbanistico-edilizia, non invece di tipo radioprotezionistica, cioè sanitaria. Infatti, per essere legittimo, il potere comunale non può interferire con quello riservato allo Stato che fissa i limiti di esposizione ai campi elettromagnetici, nel presupposto indefettibile che la tutela della salute è un’esigenza di carattere unitario; sono pertanto illegittime, nella misura in cui risultano finalizzate a disciplinare l’uso del territorio sotto un profilo non strettamente urbanistico, bensì sanitario, le norme regolamentari che introducono precise disposizioni circa la localizzazione degli impianti basate sul rispetto delle distanze dalle aree intensamente frequentate.
(T.A.R. VENETO, Sez. II - 7 ottobre 2005, n. 3639)


D. I soggetti residenti in abitazioni prossime ad un’area nella quale è stata assentita l’installazione di una stazione radio base per telefonia cellulare sono legittimati a proporre ricorso ai fini dell’annullamento del titolo abilitativo rilasciato dal comune alla società di telecomunicazioni?

R. Si. Difatti, l’art. 31, comma 9, L. 17 agosto 1942 n. 1150, come modificato dall’art. 10 L. 6 agosto 1967 n. 765, ha riconosciuto una posizione qualificata e differenziata in capo al proprietario di un immobile sito nella zona in cui la costruzione è permessa ed a coloro che si trovano in una situazione di stabile collegamento con la zona stessa (cfr., di recente, C.d.S., Sez. V, 30 gennaio 2003, n. 469).
Pertanto, verificato che i soggetti ricorrenti risiedono nella immediata vicinanze dell’installata stazione radiobase, essi possiedono un interesse a qualificato a proporre ricorso per la tutela della posizione giuridica da loro ritenuta lesa.
Il loro ricorso è, di conseguenza ammissibile, anche a prescindere dalla concreta dimostrazione della sussistenza di un effettivo pregiudizio nei loro confronti.
(CONSIGLIO DI STATO, Sez., VI - 24 settembre 2004 (c.c. 28.05.2004), n. 6255)


D. Il comune può (con ordinanza sindacale) disporre la sospensione su tutto il territorio comunale di ogni attività volta alle installazioni di infrastrutture di telefonia mobile e, in particolare, del permesso di costruire rilasciato per la realizzazione di un impianto di trasmissione appartenente ad una società operante nel settore delle comunicazioni?

R. No. Le norme di legge, ovvero gli artt. 86 ed 87 del d.lvo n. 259/2003, inequivocamente ispirate a finalità acceleratorie di favore per la pronta e spedita realizzazione della rete di telefonia mobile, trattata alla stregua di un’infrastruttura strategica per lo sviluppo, non prevedono alcuna sospensione della funzione amministrativa autorizzatoria; sospensione non prevista nemmeno dalle norme in materia edilizia (fatta eccezione, beninteso, delle misure di salvaguardia in pendenza di approvazione dei piani regolatori, di cui alla l. 1902/1952) e palesemente contrastante con i fondamentali principi di indefettibilità e di continuità della funzione pubblica.
Peraltro, l'unico potere che l'ordinamento riconosce è quello di annullamento in autotutela, nella sussistenza dei presupposti di legge.
(T.A.R. CAMPANIA, Napoli, Sez. VII - 27 maggio 2005, n. 7146)


D. Le norme di origine regionale che prevedono limiti all’esposizione da campi elettromagnetici più rigidi rispetto a quelli fissati dalla legge statale sopravvenuta possono continuare ad avere applicazione?

R. No. In seguito alla sopravvenienza della normativa statale di principio in materia di protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici (legge n. 36/2001) e della disciplina applicativa (D.P.C.M. 8 luglio 2003) avente valore su tutto il territorio nazionale, le norme regionali precedentemente in vigore, che fissano valori diversi e superiori, incompatibili con quelli introdotti dalla legge quadro, devono ritenersi abrogate ai sensi dell’art. 10 della legge n. 62/53; anche nel nuovo assetto costituzionale derivante dalla riforma del titolo V, infatti, la prevalenza delle norme statali di principio sulle norme regionali con esse incompatibili, permane come regola che risolve il conflitto in forza dell’effetto abrogativo (c.d. effetto ghigliottina) previsto dall’art. 10 della legge 62/53.
(T.A.R. VENETO, Sez. I - 19 agosto 2005, n. 3200)


D. I regolamenti comunali possono imporre divieti generalizzati in alcune zone e distanze, relativamente alla possibilità di installazione di stazioni radio-base di telefonia cellulare?

R. No. Non spetta ai comuni disciplinare, nei regolamenti edilizi, la installazione di stazioni radio-base di telefonia cellulare, con limitazioni e divieti generalizzati riferiti alle zone territoriali omogenee o con la introduzione di distanze fisse, da osservare rispetto alle abitazioni e ai luoghi destinati alla permanenza prolungata delle persone o al centro cittadino, allorché tale potere sia rivolto a disciplinare la compatibilità di detti impianti con la tutela della salute umana al fine di prevenire i rischi derivanti dalla esposizione della popolazione a campi elettromagnetici, anziché a controllare soltanto il rispetto dei limiti delle radiofrequenze fissati dalla normativa statale e a disciplinare profili tipicamente urbanistici.
(CONSIGLIO DI STATO, Sez. IV - 14 febbraio 2005, sentenza n. 450)


D. I limiti di esposizione in materia di inquinamento elettromagnetico fissati dallo Stato, debbono ritenersi inderogabili dalle Regioni anche in melius?

R. Si. Essi, difatti, ove se ne postuli l’adeguatezza in assoluto a proteggere la salute, individuano il punto di equilibrio fra l’esigenza di tutela della salute e dell’ambiente e quella di consentire la realizzazione di impianti di interesse nazionale.
(Corte Costituzionale 7 ottobre 2003 Sentenza n. 307)


D. I condomini dissenzienti possono impugnare la deliberazione dell’assemblea di condominio assunta a maggioranza assoluta nella quale si autorizza la locazione di un’area condominiale comune al fine di consentire l’installazione di una stazione radio-base per telefonia cellulare?

R. No. la LOCAZIONE di aree condominiali comuni (porzioni di terrazzi o tetti), finalizzata alla installazione di stazioni radio-base per la telefonia cellulare non comporta effetti definitivi sull'immobile, sicché la relativa delibera dell'assemblea condominiale è valida anche laddove essa venga adottata a maggioranza assoluta e non all'unanimità dei condomini. Laddove invece si produca un intervento determinante effetti definitivi, troverà applicazione l’art. 1120 cod. civ. e dunque sarà richiesto il consenso unanime dei condomini.
(Tribunale Amministrativo Regionale - Piemonte, sentenza 6 luglio 2005, n. 2441)


D. Quali sono i poteri comunali in materia di localizzazione degli impianti di telefonia mobile?

R. L’art. 8, comma 6, della legge n. 36 del 2001 ha attribuito ai Comuni il potere di disciplinare, con apposito regolamento, la localizzazione delle infrastrutture di telecomunicazione nell’ambito del loro territorio, purché tale disciplina non si risolva in un impedimento che rende impossibile in concreto, o comunque estremamente difficile, la realizzazione di una rete completa di infrastrutture di telecomunicazioni (cfr. sent. Corte Cost. n. 307/2003 e n. 324/2003). Detto potere urbanistico, nel disegno della legge n. 36/2001, incontra un limite intrinseco, dato dalla previsione di cui all’art. 3, comma 1, che attribuisce alla competenza della Regione l’indicazione di criteri localizzativi per individuare i siti in cui allocare gli impianti (di talchè, la individuazione dei siti non può prescindere dal previo intervento regionale, che deve stabilire i criteri generali, cui i Comuni dovranno conformarsi) e un limite estrinseco, per cui la concreta individuazione dei siti deve avvenire in modo tale che la realizzazione della rete assicuri la copertura del servizio pubblico nell’intero territorio comunale, cioè con modalità tali che non venga pregiudicato l’interesse, protetto dalla.
(CONSIGLIO DI STATO, Sez. VI - 1 marzo 2005, n. 813).


D. Il Giudice amministrativo è competente a conoscere delle azioni a tutela della salute da immissioni elettromagnetiche?

R. No. Un'azione inibitoria proposta a tutela della salute per immissioni elettromagnetiche provenienti da un impianto di telecomunicazione esula dalla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo in materia dei servizi pubblici, come prevista dall'art. 33 del D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 80, in quanto l'esclusione dalla giurisdizione del giudice amministrativo delle "controversie meramente risarcitorie che riguardano il danno alla persona o a cose e delle controversie in materia di invalidità" non può che riguardare anche la tutela risarcitoria in forma specifica; la stessa azione esula altresì dalla giurisdizione esclusiva del G.A. ex art. 34 dello stesso D.Lgs. 80/1998 in materia urbanistica ed edilizia. La giurisprudenza della Cassazione è ferma nel ritenere che, in tema di lesione della salute umana, il ricorso all'articolo 2043 c.c. consente di provvedere non solo alla reintegrazione del patrimonio del danneggiato, ma anche di prevenire e sanzionare l'illecito e che rientra nella giurisdizione del giudice ordinario, accertare se, sulla base delle conoscenze scientifiche acquisite nel momento in cui si tratta di decidere sulla domanda, avuto riguardo anche alla situazione del caso concreto, vi sia pericolo per la conservazione dello stato di salute nell'esposizione al fattore inquinante di cui si tratta, ancorché tale esposizione si determini (come nel caso in esame) nel rispetto dei limiti massimi stabiliti dalla disciplina di rango secondario vigente al momento della decisione (Cass., Sez. III, n. 9893/2000).
(Consiglio di Stato, Sez. VI 4 giugno 2002, sentenza n. 2329)



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