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Mercoledì, 8 Febbraio 2012 ISSN 1824-9094
     
  F.A.Q. - Le domande più frequenti - SERVIZI PUBBLICI:



D. Può legittimamente affermarsi il carattere industriale del servizio di raccolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti solidi urbani?

R. Si, in ragione della rilevante organizzazione di uomini e mezzi e dell'impiego di capitale che richiede nonché della complessità del processo di gestione e trattamento dei rifiuti nel cui governo si risolve.
(Consiglio Stato, sez. V, 16 marzo 2005, n. 1074)


D. Il Comune è responsabile della gestione dei rifiuti urbani ed assimilati quando ha affidato detto servizio a privati?

R. Ai sensi dell'art. 21 comma 1 d.lg. 5 febbraio 1997 n. 22, i comuni hanno l'obbligo di effettuare la gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti assimilati avviati allo smaltimento, anche qualora decidano di affidarlo a privati; in tal caso l'Ente locale risulta coobbligato in via solidale con i produttori e i detentori di rifiuti relativamente al pagamento degli oneri relativi all'attività di smaltimento ex art. 10 comma 1 d.lg. 5 febbraio 1992 n. 22, anche nell'ipotesi di affidamento del servizio pubblico di gestione rifiuti ad un'impresa privata; trattasi di una fattispecie di accollo cumulativo ex art. 1273 comma 3 c.c., cui è possibile derogare con clausole negoziali nel caso di affidamento ad un soggetto privato del servizio di raccolta, trasporto e conferimento dei rifiuti presso una discarica, soltanto con l'espressa dichiarazione del creditore di liberare il debitore originario.
(T.A.R. Puglia Lecce, sez. II, 15 luglio 2004, n. 5161)


D. A seguito dell’entrata in vigore del d. lgs. n. 164/2000, i Comuni possono ancora avvalersi del diritto potestativo del riscatto anticipato delle concessioni di distribuzione del gas?

R. No, tale facoltà deve ritenersi incompatibile con la disciplina degli affidamenti introdotta dal d.lg. n. 164 del 2000. La facoltà di procedere al riscatto anticipato postula ontologicamente la sussistenza in capo ai Comuni della potestà di assumere e gestire direttamente il servizio, risultando, altrimenti, priva di senso la possibilità di rientrare nella disponibilità degli impianti.
Non si può, quindi, ammettere la compatibilità del riscatto anticipato con l'attuale assetto normativo degli affidamenti del servizio di distribuzione del gas, nella parte in cui esclude espressamente la possibilità degli enti locali di gestire direttamente il servizio ed impone, anzi, la pubblica selezione del gestore.
In siffatta sopravvenuta configurazione dei compiti dell'ente locale in merito al servizio in questione, circoscritti all'attività di indirizzo, vigilanza, programmazione e controllo, risulta, pertanto, inconcepibile il riscatto anticipato della concessione, che implica, quale suo effetto naturale, l'acquisizione della disponibilità delle reti da parte dell'ente concedente, in quanto logicamente giustificato solo dalla possibilità dell'assunzione diretta del servizio da parte del Comune (ormai impossibile).
(Consiglio Stato, sez. V, 28 giugno 2004, n. 4788)


D. come deve essere qualificato il rapporto costituitosi per effetto del contratto di somministrazione di acqua potabile tra un Comune ed un privato?

R. Detto rapporto ha natura privatistica, e la controversia promossa nei confronti del Comune dal privato, volta alla declaratoria dell'inadempimento dell'obbligazione di fornitura di acqua potabile è riservata alla cognizione del giudice ordinario, trattandosi di controversia attinente a posizioni aventi natura di diritto soggettivo. Tale soluzione si appalesa doverosa anche laddove la controversia sia iniziata successivamente all'entrata in vigore della legge n. 205 del 2000.

I rapporti individuali di utenza con soggetti privati (riferibili a tutti quei rapporti la cui fonte regolatrice non è di natura amministrativa, ma di diritto privato negoziale, indipendentemente dalla natura (pubblica o privata) del soggetto del rapporto giuridico da esso regolamento scaturito) sono, infatti, sottratti alla regola della generale devoluzione alla giurisdizione esclusiva amministrativa delle controversie in materia di pubblici servizi.
(Cassazione civile, sez. un., 28 aprile 2004, n. 8103)


D. Ai fini del computo del debito del canone di depurazione, ha rilevanza il fatto dell'effettiva prestazione del servizio di depurazione per l'intero volume d'acqua fornito?

R. No, al fine della determinazione della quota tariffaria di cui all’art. 14, co.3 della legge Galli del 1994, il volume dell'acqua scaricata è determinato in misura pari al volume di acqua fornita, prelevata o comunque accumulata. La legge, dunque, considera irrilevante, ai fini del debito del canone di depurazione, il fatto della effettiva prestazione del servizio di depurazione per l'intero volume d'acqua fornito. E ciò secondo una logica analoga alla previsione del comma 1 dello stesso articolo 14, in forza del quale non rileva il fatto che la rete fognaria non sia collegata al depuratore, ai fini del debito del canone di depurazione.
(T.A.R. Campania Napoli, sez. I, 12 dicembre 2003, n. 15226)


D.L'impresa che gestisce l’acquedotto e che effettua distribuzione dell'acqua contro corrispettivo, la quale in uno o più anni non abbia applicato gli aumenti tariffari consentiti annualmente dall'autorità di governo può applicare l'aumento consentito nell'anno considerato, recuperando gli aumenti percentuali degli anni precedenti?

R. No, il limite all'aumento, appunto perché concepito come limite massimo a un aumento facoltativo, costituisce anche un limite all'aumento di spesa che gli utenti possono aspettarsi, che verrebbe eluso se l'imprenditore, dopo avere in un dato anno determinato la tariffa con aumenti nulli o minori del consentito, potesse poi superare l'aumento massimo stabilito per l'anno considerato.
(Cons.giust.amm. Sicilia, sez. giurisd., 20 settembre 2002, n. 566)


D. Il credito del comune per l'erogazione al singolo di acqua ad uso domestico può essere qualificato come imposta o tassa?

R. No. Sebbene detto credito costituisca entrata patrimoniale dell'ente e sebbene esso possa essere riscosso con gli strumenti propri delle entrate tributarie, non può parlarsi di imposta o tassa trovando titolo non in una potestà impositiva, ma negli impegni convenzionalmente assunti dall'utente con la richiesta della somministrazione e la sottoscrizione del relativo contratto.
(Cassazione civile, sez. I, 25 giugno 2002, n. 9240)


D. E’ legittimo il provvedimento con il quale un Comune avoca a sé in regime di privativa il servizio di trasporto funebre?

R. No. Gli art. 22 e 64 l. 8 giugno 1990 n. 142 hanno introdotto il principio in virtù del quale la riserva in favore dei comuni e delle province di servizi pubblici può essere stabilita solo dalla legge; sono pertanto illegittimi gi atti che disciplinano il servizio di trasporto funebre in regime di privativa, in quanto tale attività - così come anche quelle accessorie al trasporto in senso stretto - deve ritenersi esercitatile in regime di libero mercato ed essere subordinata unicamente al rilascio in favore del soggetto operante nel settore delle prescritte autorizzazioni;
(T.A.R. Campania Napoli, sez. I, 2 luglio 2004, n. 9865)


D. E’ legittimo il ricorso all’affidamento alla trattativa privata per l'affidamento del servizio sostitutivo (di quello ferroviario) integrativo di trasporto sul territorio regionale mediante autobus?

R. No. La fattispecie de qua rientra certamente nell'ambito delle procedure contrattuali ad evidenza pubblica, trattandosi di servizio complementare allo svolgimento di un servizio pubblico. Pertanto è illegittima la mancata attivazione delle dovute procedure di pubblica gara ai fini dell’affidamento del servizio.
(T.A.R. Lombardia Milano, sez. III, 16 ottobre 2003, n. 4798)




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